Rendita catastale: come calcolarla e a cosa serve

Giovedì, 31 Ottobre, 2024
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    La rendita catastale è il valore che l’Agenzia delle Entrate attribuisce ad ogni forma di immobile che possa generare un reddito.
    Quando parliamo di casa, spesso l’aspetto fiscale legato all’acquisizione di un immobile è sottovalutato. Sarà che si tratta di un terreno spinoso, sarà che è un trionfo di tecnicismi, fatto sta che probabilmente non hai un’idea chiara di cosa sia la rendita catastale e di quale siano le ricadute sul tuo reddito. In questo articolo vogliamo fornirti tutte le informazioni per sapere meglio di cosa stiamo parlando: cos’è la rendita catastale, come calcolarla, come impatta sul tuo reddito e quali sono le differenze rispetto al valore catastale o al valore di mercato.

    Cos’è la rendita catastale di una casa?

    La rendita catastale rappresenta il valore fiscale di un immobile. La stima riguarda sia fabbricati che terreni e viene stabilita per determinare il valore del fabbricato a fini tributari (quindi eventuale calcolo di IMU o di imposte di successione) e di reddito. La rendita catastale serve per calcolare le imposte sugli immobili, ma anche per stabilire il prezzo in caso di vendita del fabbricato o del terreno.

    Chi stabilisce il valore della rendita catastale?

    La rendita catastale è stabilita dall’Agenzia delle Entrate. Il valore dipende dalle categorie catastali d’appartenenza e definisce il valore che l’immobile ha, a prescindere dal reddito generato.

    A cosa serve la rendita catastale di una casa?

    La rendita catastale costituisce il valore attribuito ad una casa o ad un terreno, suggerendo la rendita media ordinaria che si può ottenere da quel bene immobile a prescindere dal suo impiego o dalle modifiche apportate. La rendita catastale è inoltre la base imponibile per calcolare le varie imposte, come IMU, TASI, tassa di successione o di donazione; oppure per prevedere le spese e le imposte da pagare se volessi acquistare una casa.
    Perché è così importante questo valore? A differenza di tanti altri beni, un immobile ha un valore che potrebbe crescere nel tempo. Pensa ad una macchina: con il passare degli anni l’usura ne fa crollare vertiginosamente il prezzo. Lo stesso non si può dire per una casa che resta un investimento redditizio. Ovviamente l’evoluzione del mercato e la stima del fabbricato o del terreno sono sottoposti a fattori come la zona e i servizi presenti, lo sviluppo economico e le tasse da pagare.

    Che differenza c'è tra rendita e rendita catastale?

    Rendita e rendita catastale non sono la stessa cosa. La rendita è il reddito che il tuo immobile potrebbe generare se affittato, invece la rendita catastale è un valore standard calcolato dal Catasto. La rendita reale può variare nel tempo, mentre la rendita catastale rimane costante fino a eventuali aggiornamenti catastali legislativi.

    Che differenza c'è tra valore catastale e rendita catastale?

    Se ultimamente sei alle prese con agenti immobiliari, geometri e notai, hai certamente sentito parlare di rendita catastale e valore catastale. Probabilmente hai anche creduto di essere sul pezzo, ma ne sei sicuro? Spesso si pensa che rendita catastale e valore catastale siano sinonimi. E invece no. La rendita catastale è il valore redditizio attribuito dall’Agenzia delle Entrate all’immobile a prescindere dal suo impiego. Invece il valore catastale bisogna moltiplicare le dimensioni del fabbricato per la tariffa d’estimo (che ti spiegheremo tra qualche paragrafo). Dal momento che quest’ultima emerge dalla rendita, la conclusione è che comunque il valore catastale dipende dalla rendita catastale.

    Come si passa dalla rendita catastale al valore catastale?

    Per calcolare il valore catastale, basta moltiplicare la rendita catastale per il coefficiente catastale previsto per quella categoria di immobile. Ad esempio, se hai un immobile a uso abitativo, il coefficiente potrebbe essere 115,5. Quindi, se l’immobile ha una rendita catastale di 1.000 euro, il valore catastale della tua casa sarà 1.000 x 115,5 = 115.500 euro.

    Che differenza c'è tra valore catastale e valore di mercato?

    Il valore catastale serve per stabilire la base imponibile delle imposte legate agli immobili, come l’IMU, ed è stabilito dalla legge. Ma questo valore non ha a che fare con il prezzo immobiliare, dove invece parliamo di valore di mercato. Il valore di mercato è è la stima del prezzo di una casa o di un terreno, stabilito in base al meccanismo di domanda e offerta. In altri termini esprime quanto un acquirente sarebbe disposto a pagare l’immobile. Alla definizione della valutazione immobiliare concorrono diversi fattori come la zona, le condizioni dell’immobile, le tendenze del mercato e il gioco domanda-offerta. Perciò, come abbiamo visto, il calcolo dei due valori è ben diverso, così come la loro utilità.

    Come abbassare la rendita catastale di un immobile?

    La rendita catastale dipende dalla destinazione d’uso. Quindi una delle strategie per abbassare la rendita catastale è passare ad un’altra categoria che comporti un valore più basso. Se hai un immobile è in stato di degrado tale da determinare una perdita di valore, per evitare di pagare più tasse potresti cercare di abbassare la rendita catastale frazionandolo. Come si fa? Basta chiedere una revisione catastale all’Agenzia delle Entrate. Quindi è necessario rivolgersi ad un tecnico che si occupi di presentare un DocFa, cioè un nuovo accatastamento, che illustri le caratteristiche attuali dell’immobile.

    Come aumentare la rendita catastale di un immobile?

    Talvolta il DocFa può essere presentato per ottenere una nuova rendita catastale più alta. In questo caso l’ufficio territoriale competente si riserva 12 mesi per ufficializzarlo. Anche in questo caso l’aumento dipende dal cambiamento della destinazione d’uso o da interventi strutturali, come l’aggiunta di pannelli fotovoltaici (considerati unità immobiliari, quindi da accatastare).

    Quali tasse si pagano in base alla rendita catastale?

    La rendita catastale è la base per il calcolo di alcune tasse come l’IMU e la TASI, che si applicano alle seconde case o ad altri immobili non abitativi. Inoltre, è utilizzata per il calcolo delle imposte di successione e donazione, nonché per le imposte sui redditi derivanti da immobili non locati.

    Come si calcola la rendita catastale di un immobile?

    Il calcolo della rendita catastale viene fatto in base a due fattori: la consistenza dell’unità immobiliare e la tariffa d’estimo unitaria. Cerchiamo di semplificare queste espressioni complicate. La consistenza dell’unità immobiliare è il calcolo di superficie, vani e volumetria del fabbricato. La tariffa d’estimo unitaria invece è un valore numerico riconducibile al Comune e alla zona in cui sorge l’immobile. Sulla base di questi parametri, è stata stilata una classificazione di categorie catastali (dalla quale sono però esclusi gli immobili a destinazioni particolari), a loro volta suddivise in classi. Tra le categorie ci sono: Categoria A (immobili a destinazione ordinaria); Categoria B (immobili ad uso collettivo); Categoria C (immobili commerciali e pertinenze).

    Che cos’è il coefficiente catastale?

    Il coefficiente catastale è un importo fisso stabilito dal Ministero delle Finanze nel 1991. Per ogni categoria catastale esiste un valore di riferimento, quindi il coefficiente cambia in base alla destinazione d’uso dell’immobile (abitativo, commerciale, industriale, ecc.). Il numero del coefficiente catastale serve per trasformare la rendita catastale in valore catastale.

    Come faccio a vedere la rendita catastale?

    Dal momento che il valore della rendita catastale è stabilito dall’Agenzia delle Entrate, puoi vedere la rendita catastale del tuo singolo immobile dal registro del Catasto Fabbricati. Per ottenere il dato esatto, devi richiedere una visura catastale. Ci sono diversi modi per risalire all’archivio: rivolgendosi fisicamente a dun ufficio del catasto oppure cercando sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Se sei a conoscenza di foglio, particella e subalterno, puoi usufruire anche del servizio online di visura catastale dell’agenzia territoriale. La ricerca può essere effettuata in base a:

    • dati dell’immobile assegnati dal catasto;
    • dati del proprietario, sia nella persona fisica che in una società;
    • indirizzo dell’ubicazione dell’immobile

    Nel caso di un terreno, la rendita catastale è rintracciabile attraverso il Catasto Terreni ed è suddivisa in reddito dominicale (riconducibile al proprietario) e reddito agrario (attribuito all’attività agricola).

    L'agenzia delle entrate ha messo a disposizione di tutti gli utenti un servizio online per la consultazione delle rendite catastali: selezionando l'ufficio provinciale, il comune in cui è situato l'immobile e alcuni dati come foglio, particella e subalterno, potrai conoscere immediatamente la rendita catastale del tuo immobile.

    Come risalire ai metri quadri dalla rendita catastale?

    La rendita catastale non è direttamente collegata ai metri quadri. Tuttavia, per alcuni immobili, la rendita catastale può essere stata calcolata anche considerando la superficie. Per ottenere i metri quadri esatti bisogna rivolgersi ad un tecnico che effettui un rilievo delle misure poiché il calcolo del Catasto ha un margine di approssimazione. Infatti la superficie che si ricava dalla visura catastale sono comunque quelli imprecisi ricavati dal Catasto.

    Quando va aggiornata la rendita catastale?

    L’obbligo di comunicare l’aggiornamento della rendita catastale solitamente dipende da aggiornamenti legislativi. Ad esempio, se il fisco decide di innalzare la classe di appartenenza di immobili che hanno usufruito di bonus edilizi, chi ha effettuato i cambiamenti è tenuto ad adeguare la propria posizione fiscale. Ciò potrebbe verificarsi con la Legge di Bilancio 2024 che richiederà a tutti i beneficiari del Superbonus di comunicare gli interventi. Certo, sarà difficile comprendere quali interventi potrebbero aver portato ad una crescita del +15% sulla rendita catastale.
    Inoltre, l’obbligo di aggiornamento è previsto per tutti gli interventi che comportano una variazione della pianta come l’ampliamento, il cambiamento di destinazione d’uso o nuove costruzioni.

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